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Formatta, minifica e valida il tuo JSON con evidenziazione degli errori e statistiche
FAQ

Domande frequenti

Formattare, minificare e validare un JSON

Che cosa vuol dire formattare un JSON?

Vuol dire aggiungere indentazione, spazi e a capo per renderlo leggibile. Il contenuto resta identico, cambia solo come è scritto. Serve a leggere la risposta di una API, un file di configurazione o dati da passare a qualcun altro.

A cosa serve minificare un JSON?

Toglie tutti gli spazi, le tabulazioni e gli a capo che non servono, lasciando una stringa su una riga sola. Il file pesa meno, e conta quando i dati viaggiano in rete o finiscono in una configurazione dove la leggibilità non serve.

Quali errori segnala la validazione?

Gli errori di sintassi: virgole mancanti o di troppo, parentesi non chiuse, chiavi senza virgolette, valori non ammessi come undefined o NaN, apici singoli al posto dei doppi e i commenti, che nel JSON standard non esistono.

I miei dati restano al sicuro?

Sì: tutto viene elaborato nel browser con JSON.parse e JSON.stringify, i metodi nativi di JavaScript. Niente viene inviato a un server, quindi si possono incollare anche chiavi di API e configurazioni private.

Il formattatore JSON invia i dati a un server?

No, il formattatore JSON lavora dentro il browser con le funzioni JSON.parse e JSON.stringify: il testo incollato resta sul computer di chi lo usa e non viene spedito ad alcun server.

Che differenza c'è fra formattare e minificare un JSON?

Formattare un JSON aggiunge indentazione e a capo per renderlo leggibile, minificare toglie spazi e a capo e riduce tutto a una riga sola. Il contenuto dei dati resta identico nei due casi.

Come si capisce dove sta l'errore in un JSON non valido?

Quando il JSON non è valido viene mostrato il messaggio del parser, che indica il punto e il tipo di errore: una virgola di troppo, una parentesi non chiusa o una chiave scritta senza virgolette.

I miei dati restano privati?

Sì, e non perché ce lo siamo promessi: questo strumento gira per intero dentro il tuo browser. Quello che scrivi o che carichi non parte dal tuo dispositivo, quindi non arriva a nessun nostro server e non c'è niente che possiamo conservare, leggere o perdere. La prova la puoi fare da te: apri la pagina, stacca la connessione e lo strumento continua a funzionare.

Salvate quello che inserisco?

No. Dietro a questo strumento non c'è nessun database: non salviamo i file, non salviamo i testi e non salviamo i risultati. Quando chiudi la scheda non resta niente — né qui da noi, perché non è mai arrivato, né altrove.

Mi profilate? Siete in regola con il GDPR?

Noi non ti profiliamo: non c'è un account da fare, non ti chiediamo l'email per usare uno strumento e non teniamo un profilo di quello che fai. Siamo una società italiana e lavoriamo sotto il GDPR e le altre regole europee, con l'informativa e la richiesta di consenso in chiaro. Una cosa la diciamo per intero invece di nasconderla nello slogan: la pubblicità in pagina è di Google, e Google può usare i cookie per personalizzarla. Decidi tu dal banner dei consensi: se dici di no gli annunci restano, ma non personalizzati, e lo strumento funziona esattamente uguale.

Se è gratis, dove guadagnate?

Con la pubblicità in pagina, e basta. Non vendiamo i tuoi dati, non c'è un piano a pagamento nascosto, non c'è un limite che a un certo punto ti chiede la carta e non devi registrarti. Gli annunci pagano i server e il tempo che ci mettiamo a scrivere gli strumenti: è il motivo per cui possiamo tenerli aperti a tutti.

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