Costo sbarcato con i dazi
Trasporto e assicurazione fino al luogo di introduzione entrano nel valore su cui si calcola il dazio.
Prendila dalla tariffa doganale del paese di destinazione per la tua voce merceologica. Cambia per prodotto e per origine.
Per i dazi aggiuntivi o le misure di salvaguardia che si sommano alla tariffa ordinaria. Lascia 0 se non ce ne sono.
Costo sbarcato
€22.670,00
Dazio
€0,00
Base imponibile del dazio
€21.920,00
Incidenza sul valore merce
13,35%
Costo per unità
€45,34
L'IVA di importazione non è qui dentro: in molti mercati chi importa la recupera, quindi sommarla al costo sbarcato gonfia il prezzo di listino senza motivo. Se nel tuo caso non è recuperabile, aggiungila a parte.
Stima indicativa. La classificazione doganale e l'origine della merce decidono l'aliquota: chiedi allo spedizioniere prima di fare un preventivo.
Domande frequenti
Come si calcola il costo sbarcato
Su quale valore si calcola il dazio?
Sul valore in dogana, che di norma è il prezzo pagato per la merce più trasporto e assicurazione fino al luogo di introduzione nel territorio di destinazione. Il trasporto interno dopo lo sdoganamento resta fuori dalla base imponibile, anche se pesa sul costo finale.
Dove trovo l'aliquota giusta?
Nella tariffa doganale del paese di destinazione, alla voce che corrisponde alla tua merce. L'aliquota dipende dalla classificazione e dall'origine, e sulla stessa voce possono sommarsi dazi aggiuntivi o misure di salvaguardia. Per questo il campo è vuoto: non esiste un numero valido per tutti.
Chi paga il dazio, io o il cliente?
Dipende dall'Incoterm concordato. Con una resa DDP il dazio lo paghi tu e deve stare dentro il prezzo. Con EXW o FCA lo paga il compratore, quindi il tuo prezzo resta quello della merce ma il cliente vede un costo finale più alto: vale la pena dirglielo prima, non dopo.
L'origine della merce è il paese da cui spedisco?
No, e confonderle costa caro. L'origine è dove la merce è stata prodotta o ha subito l'ultima trasformazione sostanziale, non il porto di partenza. Da lì dipendono l'aliquota applicabile e l'accesso a eventuali accordi preferenziali.
I miei dati restano privati?
Sì, e non perché ce lo siamo promessi: questo strumento gira per intero dentro il tuo browser. Quello che scrivi o che carichi non parte dal tuo dispositivo, quindi non arriva a nessun nostro server e non c'è niente che possiamo conservare, leggere o perdere. La prova la puoi fare da te: apri la pagina, stacca la connessione e lo strumento continua a funzionare.
Salvate quello che inserisco?
No. Dietro a questo strumento non c'è nessun database: non salviamo i file, non salviamo i testi e non salviamo i risultati. Quando chiudi la scheda non resta niente — né qui da noi, perché non è mai arrivato, né altrove.
Mi profilate? Siete in regola con il GDPR?
Noi non ti profiliamo: non c'è un account da fare, non ti chiediamo l'email per usare uno strumento e non teniamo un profilo di quello che fai. Siamo una società italiana e lavoriamo sotto il GDPR e le altre regole europee, con l'informativa e la richiesta di consenso in chiaro. Una cosa la diciamo per intero invece di nasconderla nello slogan: la pubblicità in pagina è di Google, e Google può usare i cookie per personalizzarla. Decidi tu dal banner dei consensi: se dici di no gli annunci restano, ma non personalizzati, e lo strumento funziona esattamente uguale.
Se è gratis, dove guadagnate?
Con la pubblicità in pagina, e basta. Non vendiamo i tuoi dati, non c'è un piano a pagamento nascosto, non c'è un limite che a un certo punto ti chiede la carta e non devi registrarti. Gli annunci pagano i server e il tempo che ci mettiamo a scrivere gli strumenti: è il motivo per cui possiamo tenerli aperti a tutti.