Tasse sulle cripto-attività
È il costo di acquisto documentato. Senza documentazione il costo vale zero e si tassa tutto l'incassato.
Si scomputano entro il quarto anno successivo, e solo se dichiarate a suo tempo.
Imposta da versare (33%)
€1980,00
Ti resta in mano
€13.020,00
Plusvalenza imponibile
€6000,00
Minusvalenza che resta
€0,00
Nessuna soglia di esenzione: si dichiara e si tassa dal primo euro di guadagno.
Contano anche le permute fra cripto diverse: scambiare una moneta con un'altra realizza la plusvalenza, anche senza passare per gli euro.
Stima indicativa, non sostituisce il commercialista.
Domande frequenti
Come si tassano le cripto in Italia
Quanto si paga sulle plusvalenze in cripto nel 2026?
Il 33% sulle plusvalenze realizzate dal 1 gennaio 2026, a titolo di imposta sostitutiva. L'aliquota si applica a prescindere da quando avevi comprato: quello che conta è la data in cui hai realizzato il guadagno.
È rimasta la soglia sotto la quale non si dichiara?
No, la franchigia di esenzione è stata azzerata. Ogni plusvalenza va dichiarata e tassata dal primo euro, anche se si tratta di poche decine di euro in tutto l'anno.
Perché gli stablecoin in euro pagano meno?
I token di moneta elettronica denominati in euro restano al 26%. Sono strumenti agganciati alla valuta, quindi il legislatore li ha tenuti sulla stessa aliquota degli altri redditi finanziari invece di spostarli al 33%.
Scambiare una cripto con un'altra fa scattare la tassa?
Sì. La permuta fra cripto-attività di natura diversa realizza la plusvalenza, anche se non hai mai convertito in euro. Chi fa molte operazioni deve tenere traccia del controvalore di ogni scambio nel momento in cui avviene.
Le perdite si possono usare?
Le minusvalenze si scomputano dalle plusvalenze della stessa natura entro il quarto anno successivo a quello in cui sono state realizzate, a condizione di averle indicate nella dichiarazione dell'anno in cui sono maturate.
I miei dati restano privati?
Sì, e non perché ce lo siamo promessi: questo strumento gira per intero dentro il tuo browser. Quello che scrivi o che carichi non parte dal tuo dispositivo, quindi non arriva a nessun nostro server e non c'è niente che possiamo conservare, leggere o perdere. La prova la puoi fare da te: apri la pagina, stacca la connessione e lo strumento continua a funzionare.
Salvate quello che inserisco?
No. Dietro a questo strumento non c'è nessun database: non salviamo i file, non salviamo i testi e non salviamo i risultati. Quando chiudi la scheda non resta niente — né qui da noi, perché non è mai arrivato, né altrove.
Mi profilate? Siete in regola con il GDPR?
Noi non ti profiliamo: non c'è un account da fare, non ti chiediamo l'email per usare uno strumento e non teniamo un profilo di quello che fai. Siamo una società italiana e lavoriamo sotto il GDPR e le altre regole europee, con l'informativa e la richiesta di consenso in chiaro. Una cosa la diciamo per intero invece di nasconderla nello slogan: la pubblicità in pagina è di Google, e Google può usare i cookie per personalizzarla. Decidi tu dal banner dei consensi: se dici di no gli annunci restano, ma non personalizzati, e lo strumento funziona esattamente uguale.
Se è gratis, dove guadagnate?
Con la pubblicità in pagina, e basta. Non vendiamo i tuoi dati, non c'è un piano a pagamento nascosto, non c'è un limite che a un certo punto ti chiede la carta e non devi registrarti. Gli annunci pagano i server e il tempo che ci mettiamo a scrivere gli strumenti: è il motivo per cui possiamo tenerli aperti a tutti.
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